Oltre l’Euro, per tornare grandi

Tutta la verità sulla più grande truffa ai danni dell’Italia. Come e perché è necessario superare l’Euro per tornare a crescere.

1 L’Euro è la causa principale della crisi? Perché?

Per tanti motivi, ma i principali sono che un’unica moneta per Stati diversi non può funzionare e crea disoccupazione. Senza il controllo sulla propria moneta, uno Stato in difficoltà non può tentare di contrastare le crisi. Senza il controllo sulla propria moneta, uno Stato non può avere nessuna autonomia e si riduce nella condizione di un Paese del Terzo Mondo, costretto a supplicare per ottenere il denaro di cui ha bisogno. La fine della democrazia e della libertà.
Nessun popolo può dirsi padrone a casa propria se non ha il controllo della moneta e dei confini. Guarda caso, proprio ciò che l’Unione Europea, ha sottratto.

Vediamo il perché con qualche esempio.
Di solito, uno Stato con un’economia molto forte ha anche una moneta forte, perché tutti la vogliono per poter acquistare i prodotti di quel Paese. La forza della moneta fa “alzare i prezzi” dei prodotti di questo Stato che, quindi, diventano meno convenienti e tutto torna in equilibrio. Uno Stato con un’economia debole, invece, avrà anche una moneta debole perché i suoi prodotti sono meno richiesti. Se la moneta si svaluta è come se scendesse tutto il “listino prezzi” dei prodotti di quello Stato, che diventano così più convenienti e più richiesti, e si tende a ristabilire l’equilibrio anche in questo caso. Con l’Euro si ha uno strano caso in cui un Paese debole (come la Grecia) si ritrova la stessa moneta di un Paese forte (come la Germania): il “listino prezzi” della Grecia risulterà quindi troppo caro mentre quello dei prodotti tedeschi sarà troppo basso. Il risultato è che in Grecia si muore di fame mentre in Germania si registra il record di esportazioni. Un caso simile fu quello dell’Argentina che bloccò per molti anni il prezzo della propria moneta a quello del Dollaro, finendo nel 2001 al fallimento, con le conseguenze di quel disastro che (unite ad altri errori) si fanno sentire ancora oggi, pensiamoci: tutti i Paesi dell’Europa per i quali l’Euro rappresenta una valuta più forte del valore della propria moneta nazionale, sono nelle stesse condizioni: povertà e disoccupazione da record, indipendentemente dal colore dei governi, dal livello di tasse e spesa pubblica, o dal maggiore o minor livello del debito pubblico. Se tante persone entrano in un ristorante e tutte quelle che hanno ordinato una particolare pietanza finiscono all’ospedale è probabile che la colpa sia del cibo. Nel “Ristorante Europa da Merkel” stanno tutti male, tranne chi non ha ordinato la “pietanza Euro”, come il Regno Unito o i gestori del ristorante (Germania).

Prendiamo come esempio i due altri Stati maggiori: l’Italia e la Francia. Fino ad ora si sono difese ma la moneta troppo forte rende ogni giorno meno convenienti i loro prodotti (il “listino prezzi” è troppo alto) e la disoccupazione è destinata irrimediabilmente a salire perché i loro cittadini compreranno sempre più prodotti esteri di quanto sarebbe giusto. E i prodotti esteri – sembra una banalità ma a volte non ci pensiamo -, sono fabbricati da aziende e operai esteri e quindi in questi Stati il lavoro scompare. Se scompare il lavoro scompaiono anche i soldi per importare i prodotti e pagare le pensioni, e si finisce alla fame.

L’unico modo che questi Stati hanno per importare di meno è l’austerità, quindi comprimere i consumi con il bastone delle tasse e dei tagli, politica suicida che porta a fallimenti e disoccupazione.

In pratica è come se gli Stati Europei, invece di “essere una squadra”, fossero messi su un ring di pugilato gli uni contro gli altri indipendentemente dal peso. Il “peso massimo”, cioè la Germania, vince, gli altri perdono. Sempre per rimanere in tema di sport, è come se si mettesse un pesante zaino uguale per tutti sulle spalle dei concorrenti di una corsa: chi è più grosso e forte sarà avvantaggiato, mentre chi è piccolo e agile sarà in grossa difficoltà così appesantito e non potrà mai vincere.
Anche il controllo della moneta come “arma” contro le crisi è fondamentale. Uno Stato che può “stampare moneta” e che ha un’industria ben sviluppata e prodotti normalmente richiesti, se è in difficoltà, può spendere di più per sostenere la propria economia, senza preoccuparsi di dover trovare il denaro a prestito. Può anche comperare i propri titoli di debito evitando la salita dei tassi. Se quest’azione dovesse far scendere il tasso di cambio della moneta, tanto meglio, perché, come abbiamo visto, una moneta più conveniente significa una maggior richiesta per i prodotti di quel Paese che diventerebbero più appetibili, creando così posti di lavoro e un nuovo equilibrio. Uno Stato che non ha una moneta propria, come invece accade per chi ha scelto di avere l’Euro, se è in difficoltà si ritrova a fare i conti con il famigerato “spread”, vale a dire che nessuno vuol comprare i suoi titoli. Gli altri Paesi, quindi, per “salvarlo” e prestargli i soldi che non riesce a procurarsi da solo, cominciano ad imporgli inutili e dannose politiche di austerità. Gli Stati in crisi quindi si ritrovano sempre più tasse, sempre meno spese e con interessi sempre più alti da pagare: vanno ancora di più in difficoltà e la crisi peggiora. La divergenza dei risultati economici dei Paesi con o senza Euro, dopo gli shock è stata impressionante. Pensiamo al Regno Unito: quando nel 2008 ci fu la crisi delle banche, a seguito del fallimento della banca americana Lehman Brothers, era in forte difficoltà perché la sua principale industria è proprio quella finanziaria. Ebbene, il Regno Unito riuscì ad assorbire la crisi facendo comperare alla propria Banca Centrale i titoli di Stato necessari per finanziarsi, la Sterlina si svalutò fortemente senza far salire lo spread sui titoli, e la sua economia si è ripresa senza aver dovuto subire ordini e condizioni da alcuno. Gli Stati dell’Europa periferica, invece, sono ancora in ginocchio, e chi non lo è lo sarebbe se non avesse ricevuto enormi somme camuffate da “prestiti” via fondi salva-Stati.

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